Innesti critique by Alice Musmeci

INNESTI
di Alice Musmeci

Innestare significa inserire, introdurre, trapiantare da un corpo a un altro.
Si può innestare su un organismo vegetale, un materiale a lui estraneo, e creare così un contatto, un sodalizio.

I due elementi si contaminano a vicenda, diventano complici.

Questo è il tema delle opere di Davide Sebastian;
opere in cui è presente quel tipo di impatto visivo armonico, classico, che è tipico della pittura; allo stesso tempo sopravvivono anche l'immediatezza e l'istintività della fotografia.
Il tipo di elaborazione digitale a cui viene sottoposta l'immagine, permette all'artista di intervenire con le stesse possibilità che avrebbe utilizzando colori e pennelli.

Per Davide è importante mantenere una coerenza e una continuità nel modo di lavorare alle immagini, partendo dallo scatto per arrivare fino alla stampa. Viene rispettata la luce originale che c'è al momento di scattare la foto. Anche l'interazione tra la luce e l'oggetto rimane inalterata.

L'isolamento dal contesto permette di astrarre la luce dal suo ambiente, di eliminarne la fonte, e salvare soltanto l'effetto che ha sulla materia.

L'attenzione nell'uso della luce è dovuta ad uno sguardo scrupoloso verso alcuni periodi della storia dell'arte; periodi in cui questo particolare aspetto è il protagonista delle opere.

Lo scatto fotografico è qualcosa di istintivo, un momento catturato,
un' istante bloccato; una sensazione, l'emozione di un uomo che osserva la natura e ne crea una propria, verosimile ma al tempo stesso irreale e di fantasia.

E' una natura raccolta, intima, presa nelle sue manifestazioni più immediate ed elementari, ma che nasconde dentro di sé una forza sconvolgente, che può influenzare e dominare la vita degli uomini e il loro percorso.

Le provette di vetro sono le protagoniste, sono i personaggi che vivono i quadri di Davide. Incarnano l'essere umano nelle sue caratteristiche di debolezza e impotenza; un piccolo uomo delicato, esile, prezioso, perso nella grandiosità della natura.

La provetta rimanda a scienze secolari come la medicina, l'alchimia, la chimica; rimanda alla curiosità dell'uomo, al suo bisogno di analizzare e capire i fenomeni naturali.

E' antico il rapporto tra uomo e natura, anzi, possiamo dire che esiste da sempre, che è intrinseco nella storia del mondo.

La fragilità dell'essere umano rispetto alla potenza dell'universo, ci fa sentire arresi di fronte al suo volere, in balia dei suoi capricci.

Siamo parte del mondo come una piccola foglia fa parte di un grande albero.
Siamo impauriti ma anche affascinati da questa fantastica giostra che ci fa girare la testa.
La provetta "umana" e la natura s'incontrano, e in quel preciso momento vengono sottratte dal loro contesto; questo anche grazie ai colori che Davide sceglie per i suoi quadri. Fanno parte di un tutt'uno in perfetto equilibrio.
La materia subisce il colore ma è anche generatrice di esso.
Il colore si riflette e da lì rinasce, ogni volta diverso.

Le campiture di colore sono precise, nette, non ci sono sfumature o indecisioni. Gli sfondi compatti e immobili riescono a dare un incredibile sensazione di astrazione, dal tempo e dallo spazio.

E' un colore che viaggia su poche cromie, sfiorando a volte anche la monocromia.
Improvvisamente mi trovo dentro il quadro, dentro una dimensione intima e familiare, un mondo irreale e infinito. Non c'è una cornice che mette un confine, ma tutto continua, anche oltre il supporto.

Le foglie possono essere molto piccole ma anche molto grandi, a mio piacimento. La totale mancanza di riferimenti e di profondità spaziale mi permettono di viaggiare; suoni e rumori mi cullano...uno fruscio, un crepitio e resto fuori dal tempo. Sono distante, sono in un mondo in cui non esistono coordinate spaziali, ma ci si orienta attraverso la luce e i rumori della natura. Il vento passa attraverso questa grande foglia tropicale, ci si sofferma, ci si adagia, e poi riparte. Un inquietante melodia mi fa scivolare giù lungo la spina dorsale della foglia.

Possiamo trovarci dentro un mondo fiabesco, fatto di sottobosco e luoghi nascosti; un mondo che non ci viene descritto, ma che possiamo solo immaginare.

Possiamo stupirci della bellezza di qualcosa di così semplice, possiamo spiare da vicino qualcosa su cui di solito non ci soffermiamo.

L'arte è qualcosa di molto privato, che dà la possibilità a chi è spettatore di fare un viaggio personale, solitario, ogni volta diverso.

Davide ha racchiuso in un'immagine le sue sensazioni; ma sono sensazioni che smettono di essere esclusivamente sue nell'istante in cui il quadro viene esposto. Da quel momento il quadro è di chi lo guarda, di chi vuole sentirlo suo.

Ognuno di noi è invitato a prendere quelle sensazioni e adattarle al suo essere, modellarle e plasmarle a suo piacimento.

 


 

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